lunedì 8 dicembre 2008
potere e democrazia
L’equivoco sulla natura del potere risiede nell’accettazione della diversità della struttura e del modello sociale, culturale, economico. Ora, parlando di democrazia liberale, democrazia centralista (comunismo) o di variazioni particolari tra e oltre le due, siamo portati a credere che rappresentino modelli diversi, nei quali il potere si comporti giustamente o ingiustamente a seconda della posizione di colui che interpreta. In realtà la natura del potere, come afferma Foucault, non risiede nella “testa”, bensì nel “corpo sociale” stesso; il potere non è una forza coercitiva dall’alto, ma è una struttura di do ut des condivisa socialmente. Dipende dalla struttura in cui l’individuo e la società “credono”. Non esiste, in sostanza, un potere giusto o un potere ingiusto, il potere si amministra solo in un modo e Il Principe di Macchiavelli continua a rappresentarne il modello pratico. Il sogno leninista di una società giusta secondo criteri di eguaglianza economica si è dovuto necessariamente scontrare sulla natura ambigua e trasversale – dunque poco adatta a una sua applicazione in termini ideali o razionali – del potere, generando quegli orrori razionali figli di ogni rivoluzione che voglia salvarsi.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento