sabato 13 dicembre 2008
la rivoluzione
Le persone non sono rivoluzionarie. Rivoluzionari sono gli intelletti che montano o sfruttano il malcontento della moltitudine per tentare di creare una struttura e una coscienza preferibili alle precedenti. Non è la massa a fare la rivoluzione, ne è semplicemente lo strumento. Tanto che di rivoluzioni nella nostra storia ne abbiamo avute poche: tutte le volte che agli intellettuali non è convenuto, le rivolte si sono trasformate nel proprio suicido.
venerdì 12 dicembre 2008
rivoluzione
Solo le anime belle possono ancora credere nella rivoluzione, perché non hanno le palle e il coraggio di costruirla. A quella ci pensano le anime furbe.
lunedì 8 dicembre 2008
potere e democrazia
L’equivoco sulla natura del potere risiede nell’accettazione della diversità della struttura e del modello sociale, culturale, economico. Ora, parlando di democrazia liberale, democrazia centralista (comunismo) o di variazioni particolari tra e oltre le due, siamo portati a credere che rappresentino modelli diversi, nei quali il potere si comporti giustamente o ingiustamente a seconda della posizione di colui che interpreta. In realtà la natura del potere, come afferma Foucault, non risiede nella “testa”, bensì nel “corpo sociale” stesso; il potere non è una forza coercitiva dall’alto, ma è una struttura di do ut des condivisa socialmente. Dipende dalla struttura in cui l’individuo e la società “credono”. Non esiste, in sostanza, un potere giusto o un potere ingiusto, il potere si amministra solo in un modo e Il Principe di Macchiavelli continua a rappresentarne il modello pratico. Il sogno leninista di una società giusta secondo criteri di eguaglianza economica si è dovuto necessariamente scontrare sulla natura ambigua e trasversale – dunque poco adatta a una sua applicazione in termini ideali o razionali – del potere, generando quegli orrori razionali figli di ogni rivoluzione che voglia salvarsi.
sabato 6 dicembre 2008
Intro
In un’epoca che ancora troppo vive di relativismi e paure, urge nuovamente e fortemente la necessità di dare significato forte e agonistico alle parole, tentando, per quanto possibile, di districarsi dall’unica struttura che è rimasta forte e condivisa: il mercato. Una struttura che ci avvolge come una coperta troppo corta, ma che allo stesso tempo è ambita, perché non siamo capaci di vedere un’altra possibilità di mera sopravvivenza. Si trata di imbastire un discorso ancora più forte proprio ora che il mercato – il capitalismo sfrenato di cui stiamo vivendo le sue conseguenze più nefaste e meno democratiche – soffre nella sua legittimità. Allora le voci di chi per anni, più o meno responsabilmente e coscientemente, hanno gridato alla pericolosità del processo in corso, possono ancora dire qualcosa e ripartire finalmente da qualcosa di concreto e non da speculazioni filosofiche di superficiale interpretazione marxista. Riportare la discussione sull’uomo, sui suoi bisogni spirituali e sulle sue aspirazioni – vere e antispettacolari – rappresenta la via principale per la ricostruzione di un nuovo umanesimo che la “democratica” epoca contemporanea occidentale ha tradito, in nome del benessere materiale e dei quindici minuti di celebrità.
Ho però una paura: può la risorgenza di un pensiero umanistico forte e razionale non cadere negli errori del passato recente, nel solco della tradizione razionalista marxista? E in questo, generare nuovi mostri?
Ho però una paura: può la risorgenza di un pensiero umanistico forte e razionale non cadere negli errori del passato recente, nel solco della tradizione razionalista marxista? E in questo, generare nuovi mostri?
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